Corrispondenze. Da Ravenna a Vincent City per colpa del mosaico

December 27, 2017

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PROVINCIA MECCANICA

Se c'è qualcosa che è nascosto in questa città è il colore.

 

È custodito in quegli scrigni protetti che devi necessariamente conoscere.

 

L'oro e il verde dei mosaici bizantini, i murales della Darsena, la giostra di Natale di Piazza dell'Aquila, i frutti e i fiori delle campagne. Difficilmente il viaggiatore ritrova ordine e essenzialità: le strade sono confuse e aggrovigliate, i negozi e le insegne si stratificano senza criterio nelle periferie, le valli e la costa sono un susseguirsi di stranezze poetiche.

 

Il reale è composto da frequenze visibili non accessibili a tutti; ognuno è in grado di vederne solo una parte, solo ciò cui riesce a “sintonizzarsi”. Certo la visione non è stabile, e ben presto, chi non era in grado di vedere, affina e amplia il proprio raggio di sguardo. Ne abbiamo la prova ogni volta che percorrendo la solita strada ci accorgiamo di un giardino, un portone, un particolare che non avevamo mai notato prima, eppure si trovava lì da molto tempo.

 

Laura Gramantieri vede il colore, le forme, il dialogo fra gli elementi, laddove molti di noi vedono grigi fumi e periferie anonime. Il mare, elemento d'elezione della nostra terra, è come la base su cui poggiano mondi e dimensioni transitorie che le immagini di questa esposizione hanno reso permanenti. Sembrano parte di un'equazione di cui solo Laura custodisce le variabili. Vicina all'architettura e al design, all'astrazione di Mondrian e alle campiture di Rochtko, la fotografia di Laura Gramantieri è solida e evanescente al tempo stesso; concreta e astratta. Fa della dialettica degli opposti e dell'estetica della città di Ravenna due punti di riferimento.

 

Una visione risanatrice per chiunque non è disposto a rinunciare al bello, persino nella sua provincia meccanica.

 

Silvia Bigi / Lilith Studio Gallery.