Corrispondenze. Da Ravenna a Vincent City per colpa del mosaico

December 27, 2017

1/1
Please reload

Copyright © 2016 All rights reserved 
  • Grey Instagram Icon
  • Grey Facebook Icon
  • Grey Twitter Icon

OLTRE L'ULTIMA BOA

Trieste è una soglia, una terra di passaggio, un corridoio dove da sempre i flussi continuano a transitare e a mescolarsi.

 

È la città più cosmopolita d’Italia, un crogiuolo di razze, un frullato di religioni e lingue diverse. Trieste appartiene al mondo più che ad un luogo solo.

 

Tuttavia, proprio a Trieste, sul molo dei Fratelli Bandiera, in pieno centro, si trova quello che molti hanno definito l’ultimo muro d’Europa. 

 

La Lanterna è uno stabilimento balneare incastrato tra il vecchio faro del porto e un terminal traghetti. Ha lo stesso nome del faro, anche se i triestini prefesiscono chiamarlo Pedocin. Dalla sua inaugurazione nel 1890, il bagno marino La Lanterna ha mantenuto un muro liscio e invalicabile tra il settore degli uomini e quello delle donne, eretto per impedire atti “contrari alla decenza”,  muro che prosegue anche in acqua per diversi metri dalla riva. All’ingresso i bagnanti pagano un biglietto di un euro e si dividono: gli uomini a destra, le donne a sinistra; proprio come succedeva in Chiesa, fino a qualche anno fa. I bambini possono restare nel settore contrario al proprio sesso fino al raggiungimento del dodicesimo anno d’età; dopodiché, separazione obbligatoria.

Sembrerebbe un’imposizione d’altri tempi, frutto di mentalità sorpassate e retrograde. Invece i triestini sono pronti a difendere la divisione del loro bagno da qualsiasi tentativo di abbattere il muro. 

 

Diceva Sigmund Freud: “Il muro che divide le donne dagli uomini per una volta è sinonimo di libertà. Si chiama Pedocin… Qui, dove le triestine per prime hanno conquistato il diritto a prendere il sole, non c’è cruccio ad apparire; e ora è anche un lembo di accoglienza per le musulmane. La libertà non è un beneficio della cultura: era più grande prima di qualsiasi cultura, e ha subìto restrizioni con l’evolversi della civiltà”.

 

Al Pedocin trovi casalinghe dedite ai pettegolezzi, nonne con i nipoti, molte commesse in pausa pranzo. Trovi imprenditori, pensionati affaccendati nel gioco delle carte. Non c’è una fanatica adesione ai principi della tradizione, c’è il piacere di rispettare le stranezze di una vecchia istituzione, il piacere di arrivare in auto con la moglie, lasciarla alle sue amiche così da potersi dedicare in santa pace alle “ciacole” tra uomini e magari ritrovarla più tardi, al largo, oltre l’ultima boa…

Il bagno Lanterna attende da sempre. Trieste non parte. E la tradizione diventa dimora dove la memoria è conservata con l’attenzione orgogliosa del gioiello, il gioiello più bello e caro della città” – Pino Roveredo.