Corrispondenze. Da Ravenna a Vincent City per colpa del mosaico

December 27, 2017

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FAME D'ARIA 

L’incontro con se stessi è una delle esperienze più sgradevoli alle quali si sfugge proiettando tutto ciò che è più negativo sul mondo circostante. Chi è in condizione di vedere la propria ombra e di sopportarne la conoscenza ha già assolto una piccola parte del compito.

Carl Gustav Jung

Fame d’aria è una espressione medica utilizzata per definire la dispnea, che significa “il cattivo respiro”, ed è la  sensazione soggettiva di difficoltà a respirare.

Soffro da anni di fame d’aria dovuta alla malattia cronica dell'asma allergico. Da sempre avverto la necessità di far entrare più aria nei polmoni. Gonfiare un palloncino implica per me un grande sforzo, come restare a lungo sott’acqua o percorrere una salita molto ripida.

Quando sono diventata mamma ho temuto a lungo che mia figlia potesse soffrire del mio stesso disturbo. Col passare del tempo, ho potuto constatare che mia figlia non soffre d’asma. Eppure a volte l’apprensione ritorna, senza che ve ne sia un motivo razionale; forse perché il pensiero che chi amiamo possa essere portatore di una nostra stessa patologia, è un pensiero che attraversa la mente e non ci abbandona facilmente.

Con questi scatti ho voluto esorcizzare la mia paura. Il pretesto è stata una mia recente visita pneumologica durante la quale ho effettuato una spirometria – il test che misura capacità e volumi polmonari. Insieme a mia figlia ho provato a “catturare” il respiro, trasformando il disagio in gioco e in performance. La serie rappresenta il tentativo di liberarmi da una mia inquietudine, mostrando l’aria “pura” di mia figlia e quella che a me, invece, manca.

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