Corrispondenze. Da Ravenna a Vincent City per colpa del mosaico

December 27, 2017

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Mosaici ma anche opere musive al MAR per la mostra "Montezuma, Fontana, Mirko. La scultura in mosaico dalle origini a oggi"

November 12, 2017

Una mostra originale ed affascinante quella che si svolge al Mar - Museo d’Arte della città di Ravenna fino al 7 gennaio 2018, curata da Alfonso Panzetta con Daniele Torcellini nell'ambito della V Biennale di Mosaico Contemporaneo. Una mostra che indaga le origini della scultura in mosaico e che al tempo stesso vuole far riflettere su quanto musiva sia l’arte contemporanea.

 

L’idea musiva, cioè frammentata della composizione, si sviluppa già verso la fine dell’Ottocento col diffondersi di correnti artistiche come  il post impressionismo e il divisionismo. L’immagine si frantuma, si decompone e il gusto per la frantumazione diventa un gusto estetico da perseguire come ricerca autonoma nell’arte. In mostra troviamo tanti mosaici, nel senso più convenzionale del temine, ma anche moltissime opere musive, opere cioè che non sono realizzate con tessere di vetro o di marmo ma nascono da una sollecitazione intellettuale di rimeditazione del mosaico. Il mosaico, quindi, punto di partenza e punto di arrivo di questa esposizione.

 

Qui di seguito 10 validi motivi per visitare una mostra, ricca e a tratti ironica, adatta al pubblico più colto ma anche alle famiglie con figli al seguito.

10 opere selezionate, meramente in base al mio gusto personale, tra le oltre 140 esposte.

 

 

Cultura Azteca  - Impugnatura antropo zoomorfa di coltello sacrificale ante 1521

 

Punto di partenza della mostra è l’arte precolombiana, in particolare la scultura azteca, colpevole di aver innescato il primo corto circuito creativo che ha dato vita alla sperimentazione tridimensionale del mosaico nell’età contemporanea. Autori come Mirko Basaldella e Lucio Fontana, in tempi e luoghi diversi, hanno avuto l’opportunità di ammirare alcuni manufatti aztechi mosaicati, come quello esposto in mostra, i quali sono stati la fonte d’ispirazione per passare dalla bidimensionalità alla tridimensionalità, dando così vita ad un’arte nuova ed inedita, quella della scultura in mosaico di cui Mirko e Fontana debbono considerarsi i precursori. Prima di loro, infatti, il mosaico era sempre stato utilizzato solo per decorare superfici bidimensionali.

Il pezzo azteco è realizzato con diverse qualità di pietre preziose come il turchese, la malachite, la madreperla e una specie pregiatissima di corallo. Si tratta di un’impugnatura di coltello sacrificale ed è il pezzo più antico della mostra, datato ante 1521, proviene dal Museo Luigi Pigorini di Roma.

 

 

Mirko Basaldella - Furore 1944

 

L’uomo urlante di Mirko, divenuto simbolo della mostra, è di una potenza incredibile. Chiudete gli occhi e sentirete il grido di angoscia e di dolore di quest’uomo. L’opera esprime la drammaticità della guerra, viene infatti realizzata da Mirko nel 1944, gli anni del secondo conflitto mondiale. La tensione è resa con grandissima efficacia grazie agli intensi cromatismi che percorrono ansiosamente tutta la superficie dell’opera. Una scultura quanto mai attuale.

 

 

Lucio Fontana - Gallo 1948

 

Tessere dorate e nere sono quelle impiegate da Lucio Fontana per realizzare il suo Gallo. Luci ed ombre, insomma, a delineare i contorni e i lineamenti di questa figura ormai decisamente astratta. Fontana è uno degli esponenti dell’astrazione più estrema. Il suo amore per il mosaico non sarà momentaneo ma sarà un rapporto duraturo e destinato a maturare con gli anni. Anche nelle opere più tarde ed astratte, caratterizzate dai famosi tagli sulla tela, solchi che esprimono il concetto di vuoto e di assenza, Fontana introdurrà il mosaico sotto forma di tessere o frammenti musivi a ribadire il concetto di pieno e di presenza, come in un continuo dialogo tra opposti.

 

 

 

Marco De Luca - Cipresso 2014

 

Marco De Luca fa parte di quella numerosa schiera di artisti-mosaicisti, artisti cioè che sono contemporaneamente ideatori ed esecutori delle loro opere. Molti sono gli autori che oggi sviluppano con successo un personale percorso musivo, lavorando direttamente i propri mosaici, senza bisogno di intermediazioni. Grazie a questi artisti viene meno la figura del “traduttore”, perché tradurre, a volte, significa un po’ tradire e nella traduzione i rischi possono essere molteplici. De Luca si è subito reso conto che il ruolo dell’artista non è soltanto quello di preservare la tradizione imitandola, ma soprattutto quello di rinnovarla senza però alterarne i contenuti essenziali. Nelle sue opere la tessera si fa luce, si fa ritmo, si fa creatura vivente. Il suo è un linguaggio antico rivisitato in chiave decisamente contemporanea.

 

 

Dusciana Bravura e Verter Turroni - Siamo tutti sulla stessa gondola 2017

 

Dusciana è un’artista che ha fatto del vetro il suo materiale d'elezione. Cresciuta tra Venezia e Ravenna, oggi espone sia in Italia sia all'estero. Le sue opere sono di una raffinatezza incredibile frutto di un lavoro attento e scrupoloso. Inutile negarlo, la sua installazione, in collaborazione con Verter Turroni, è una delle più apprezzate dal pubblico. I suoi coloratissimi pappagalli, appollaiati su una gondola rovesciata, sono rivestiti di murrine, smalti, perline e ricordano le preziose uova di Fabergé e i gioielli in micro mosaico. Abilità, precisione ma anche umorismo ed ironia caratterizzano i lavori di questa artista.

 

Silvia Naddeo - #food 2017

 

L’installazione della giovanissima Silvia Naddeo incanta e suscita grande curiosità. La sua tematica prediletta è il food, tema tra l’altro attualissimo. L’artista pietrifica le odierne problematiche legate all’alimentazione: produzione, conservazione e distribuzione del cibo. Nel suo banco frigor troviamo dal sushi ai cibi tipici di Romagna come la pancetta di maiale o il cappelletto che però contiene polistirolo invece del caratteristico formaggio. 

 

Francesca Fabbri - Il prigione 2009

 

Di Francesca Fabbri sono presenti in mostra molti lavori. Nel 1988 ha fondato Akomena Spazio Mosaico, l’eccellente laboratorio ravennate che nel 1996 ha vinto il concorso internazionale bandito dalla Fondazione Nureyev per realizzare la tomba del famoso ballerino russo, oggi nel cimitero di Parigi,  indubbiamente una delle sculture in mosaico più copiate al mondo. Nell’opera Il Prigione, l’artista esprime tutta la sua incredibile abilità nel conferire leggerezza e morbidezza a delle rigide tessere di vetro. Il plasticismo del tessuto che avvolge un’indefinita creatura è straordinario e a tratti seducente. Nonostante il titolo rimandi a Michelangelo, personalmente quest’opera mi ricorda tantissimo il Cristo velato, una delle sculture più famose al mondo.

 

 

Francesca Pasquali - 39.000 straws 2008

 

Con le opere di Francesca Pasquali, che utilizza cannucce o campanellini, siamo di fronte alla metamorfosi della tessera.

Le tessere non sono più i marmi o i vetri dell’antichità, oggi tutto può diventare “tessera”: oggetti d’uso quotidiano, materiali di scarto, materiali da riciclo, materie plastiche o metalliche nelle mani dell’artista perdono la loro funzione primaria e si trasformano in altro. Le opere di Francesca Pasquali sono composizioni astratte che coinvolgono profondamente i sensi dello spettatore, sembrano dire: “avvicinati, toccami, sentimi”.

 

 

Enrica Borghi - Venere 2016

 

Una delle sculture più famose al mondo è senza dubbio la Venere di Milo. In mostra è esposta la Venere di Enrica Borghi realizzata utilizzando stracci ed unghie finte, ovvero oggetti femminili d'uso quotidiano. Borghi realizza le proprie opere trasformando poeticamente materiali di uso comune o materiali in disuso, destinati al macero, offrendo loro una seconda possibilità in un mondo incantato e fantastico. Opere che non possono definirsi mosaici nel senso stretto del termine ma utilizzano una sintassi musiva, fatta, cioè, dell’accumulo di più elementi per fare in modo che l’insieme sia qualcosa di più della somma delle singole parti e generi senso

 

 

CaCO3 - Cattedrale 2017

 

La bellezza delle opere di questi tre giovani artisti (CaCO3 è la formula chimica del carbonato di calcio) è data esclusivamente dalla tessera che utilizzano nella sua forma più tradizionale ottenendo però risultati moderni ed inattesi. La tessera antica con loro diventa contemporanea. A dimostrazione che non è la scelta del materiale che fa la contemporaneità di un’opera ma è il modo in cui il materiale viene impiegato.  Si può essere molto noiosi utilizzando i materiali più innovativi, come molto originali utilizzando i materiali più convenzionali. Questi tre artisti si sono formati alla Scuola per il Restauro di Mosaico di Ravenna per cui hanno maturato una conoscenza profondissima dell’antica tecnica musiva ravennate, tecnica che applicano magistralmente alle loro opere con una ricerca però assolutamente  contemporanea. Come i mosaicisti ravennati di V e VI secolo avevano la straordinaria abitudine di inclinare le tessere sulle superfici parietali per ottenere giochi di luce ed effetti plastici, così oggi gli artisti di CaCO3 inclinano le tessere che si trasformano in elementi mossi dal vento o dalla ricerca della luce. Superfici vibratili, pulsanti, assolutamente minimaliste e di una raffinatezza unica.

 

Noi ravennati il mosaico lo abbiamo nel DNA, siamo cresciuti con i mosaici davanti agli occhi. Da Ravenna non si può vedere che mosaico, come ribadisce anche la scultura di Antonio Violetta i cui occhi sono provocatoriamente due tessere dorate. Ma dopo aver visto decine e decine di opere realizzate con i materiali più disparati, dalle classiche tessere di vetro o marmo fino alle unghie finte, viene spontaneo chiedersi cosa sia oggi il mosaico.

 

Oggi il mosaico è sempre meno una tecnica ma è un vero linguaggio artistico dotato di una sua poetica ben precisa. Mosaico non vuol dire soltanto rivestire un oggetto o una superficie con delle tessere, mosaico è un’arte che costruisce, che dà luce, colore e movimento alla materia. E non ci poteva essere palcoscenico migliore della città di Ravenna, capitale del mosaico, per una mostra così importante.

 

Fino al 7 gennaio a Ravenna. Mar – Museo d’Arte della città di Ravenna

 

 

 

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