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Dans le pays d'ivoire et d'ébène

January 20, 2016

 

Ripercorrere un viaggio del passato, attraverso immagini scattate in pellicola, alla ricerca delle emozioni e delle sensazioni provate molti anni addietro, è stato come viaggiare di nuovo.

 

“I viaggi sono passaggi, attraversamenti. Viaggiare ti lascia prima senza parole, poi ti trasforma in un narratore di storie”, ha scritto un famoso esploratore e viaggiatore marocchino.

 

Ritrovare gli appunti di viaggio, gli scontrini degli hotels, la corrispondenza con persone del luogo per cercare una valida guida locale o per  prenotare un’escursione nel deserto, ha risvegliato, nel mio intimo, frammenti di una memoria lontana.

 

L’anima di un paese è un enigma; è qualcosa che non si vede, non si tocca, si può soltanto percepire se si parte predisposti all’ascolto perché la sua voce è molto sottile.

 

E così, ho passato in rassegna le fotografie ed ho ripreso in mano quei libri letti prima, durante e dopo il mio viaggio in Marocco del 2004. Libri che mi permisero di entrare il più possibile nello spirito e nell’anima di quel paese,  porta di un Oriente magico e sensuale. Per gli arabi il Marocco è il territorio del tramonto, è l’Occidente dell’Oriente, è l’altrove magico.

 

Ho riletto “Marocco” di Edmondo De Amicis, un reportage di fine Ottocento dalle descrizioni incredibilmente vivide e dallo sguardo stupito e affascinato. Descrizioni che vengono trasmesse da lontano, tempo e spazio, mettendone in risalto anche i risvolti storici e sociali del tempo. Un Marocco di grande fascino ma anche di miseria e ristrettezze. Nei racconti di De Amicis, ci sono il passato e il presente del Marocco. È infatti un’immagine estremamente attuale quella che emerge dai suoi resoconti sebbene narrati con gli occhi di un viaggiatore che visitò il paese maghrebino nel lontano 1876.

 

Attraverso quelle storie e quelle immagini, rivedo me stessa, una ragazza di 32 anni, curiosa e ingenua. E lentamente riaffiorano voci e volti lontani, che credevo per sempre dimenticati. Riemergono i profumi, i colori, la sabbia sul viso, il canto del muezzin. Il silenzio del deserto e il cielo nero trapuntato di stelle… 

 

Se chiudo gli occhi, me lo ritrovo di fronte...

 

"Una stranissima cosa son le botteghe moresche. Sono tutte una specie d’alcova, alta circa un metro da terra, con una sola apertura verso la strada, alla quale il compratore s’affaccia, come ad una finestra, appoggiandosi al muro. Il bottegaio sta dentro, seduto all’orientale, con una parte delle merci ammontata dinanzi, e una parte dietro, disposta in piccoli scaffali. Pare che non la merce, ma essi medesimi siano esposti in mostra, come i fenomeni viventi nelle baracche delle fiere. Non si può immaginare l’aria di solitudine, di noia, di tristezza che si spira là dentro. Si direbbe che ognuna di quelle botteghe è una tomba, nella quale il padrone, già separato dal mondo, aspetta la morte". 

E. De Amicis - Marocco - 1876

 

 

"Intanto quasi tutti i ragazzi che scorrazzavano qua e là ci s’erano affollati intorno. Saranno stati una cinquantina, e di tutta la roba che avevano addosso fra tutti non si sarebbe trovato un rigattiere che offrisse cinquanta centesimi. Alcuni erano bellissimi, la maggior parte color caffè, alcuni così tra il verdastro e il giallognolo, che parevano impastati di sostanze vegetali".

E. De Amicis - Marocco - 1876

 

"Di lassù si abbraccia collo sguardo tutta Fez, che si stende ai piedi delle mura della Casba e risale su per un’altra collina. L’occhio rifugge quasi da tutta quella bianchezza purissima, macchiata soltanto qua e là dal verde dei tetti e di qualche fico imprigionato fra muro e muro. Si vedono i terrazzi di tutte le case, i minareti delle moschee, i merli delle mura, uno spettacolo vasto, silenzioso e splendido che rasserenerebbe la più cupa nostalgia".

E. De Amicis - Marocco - 1876

 

"Entrare nella medina di Fez oggi è come fare un salto indietro nel tempo fino al Medioevo. La prima impressione è quella di un’immensa città decrepita che vada decadendo lentamente. Case che si scompongono, scalcinate, puntellate da ogni parte, senz’altre aperture che qualche buco in forma di feritoia o di croce; strade in salita e in discesa, ingombre di calcinacci, di pietre, di rottami… gli uomini si fermano per lasciarci passare, guardandoci attoniti, abbiamo mille occhi addosso. Ogni tanto ci fermiamo per lasciar passare un arabo a cavallo, un asino carico di teste di montone sanguinolente… vediamo fontane ornate di ricchi mosaici, porte arabescate, qualche cortile ad archi. L’aria è impregnata di un odore acuto di spezie, di incenso; sembra di camminare in un’immensa drogheria…"

E. De Amicis - Marocco - 1876

 

 

 

Ai viaggi di un momento e a quelli di una vita. A quel che va e a quel che resta.

 

 

 

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