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C’era una volta una scarpa. Salvatore Ferragamo, il calzolaio delle stelle

July 28, 2016

 

Moltissimi sono gli eventi attualmente in corso in Italia volti a celebrare l’estro e la creatività di Salvatore Ferragamo, uno dei più interessanti artisti del nostro paese.

 

Da Firenze, dove il 19 maggio scorso, presso il Museo Ferragamo, ospitato nello storico Palazzo Spini Ferroni, ha inaugurato la mostra TRA ARTE E MODA, volta a indagare le forme di dialogo tra questi due mondi, un dialogo fatto di contaminazioni, sovrapposizioni e collaborazioni; fino a Bonito, il piccolo paese natale di Salvatore, in provincia di Avellino , dove proprio in questi giorni inaugura IMPRONTE, un festival di arte urbana ideato dal Collettivo Boca, attivo in Irpinia fin dal 2011. Un festival il cui obiettivo è proprio quello di rendere omaggio a Salvatore Ferragamo, la cui creatività sarà fonte di ispirazione per 5 artisti internazionali (Millo, Tellas, Gola Hundun, Milu Correch, Giulio Vesprini) chiamati a realizzare 5 opere di arte pubblica nel centro storico del paese ispirate ad altrettante calzature famose di Ferragamo, come la celeberrima Rainbow realizzata nel 1938 per Judy Garland all’indomani del film Il Mago di Oz. Al termine di questa prima fase, in cui la street art sarà l'indiscussa protagonista, entrerà in scena il design con una mostra in cui verranno esposte le 5 storiche calzature provenienti dal Museo Ferragamo di Firenze. Queste ultime dialogheranno con le opere eseguite dagli artisti coinvolti nella rassegna, a dimostrazione che il connubio tra arte e moda è ancora attualissimo.

 

 

 

La vita di Salvatore Ferragamo è degna della trama di un film dove il protagonista, nato in un anonimo paesino del Mezzogiorno, inseguendo tenacemente i suoi sogni e il suo talento creativo, finisce per diventare un’icona dello stile italiano nel mondo.

 

Salvatore Ferragamo nasce nel 1898 a Bonito, undicesimo di quattordici figli. Fin da piccolo ha una grande passione per le scarpe e, infatti, il suo migliore amico è il calzolaio del paese, Luigi Festa. I genitori, tuttavia, sono contrari a quell’amicizia perché il lavoro del ciabattino era, a quell’epoca, disonorevole anche per una famiglia povera come quella dei Ferragamo, in quanto svolto per lo più da persone disabili, destinate a stare sedute , quindi gli proibiscono di frequentare Luigi e la sua bottega.

 

A Salvatore, a cui le convenzioni non importano, si presenta un’opportunità unica per dimostrare che la sua non è una semplice passione ma un vero e proprio talento. Una delle sorelle deve fare la prima Comunione e in famiglia non ci sono i soldi per acquistare le scarpe bianche né per farsele prestare. Presentarsi in Chiesa senza scarpe bianche sarebbe stato umiliante e questo Salvatore lo sa bene. Una sera scappa di casa e si reca dall’amico Luigi da cui si fa prestare tela, chiodi e colla realizzando così il suo primo paio di scarpe fatte interamente a mano. L’onore della famiglia è salvo. Salvatore, che ha soli nove anni, diventa l’orgoglio di casa e i genitori gli danno finalmente il permesso di fare il calzolaio.

 

In breve tempo, Salvatore supera in bravura l’amico Luigi e decide, grazie all’aiuto di uno zio, di aprire un negozio di calzature a Napoli. Bonito, infatti, gli sta stretta, non ci sono buoni clienti essendo tutti contadini, mentre a Napoli vivono i signori che frequentano i salotti, il teatro, le corse e le opportunità di lavoro sono maggiori. Ma Salvatore non si accontenta, sente di dover acquisire nuove conoscenze e competenze e così, giovane adolescente, si imbarca per raggiungere i fratelli già emigrati negli Stati Uniti.

A Boston si fa assumere in un’azienda dove producono scarpe a livello industriale, cioè in serie, tutte uguali. Ma Salvatore non ama le macchine e l’anonima produzione di massa, Salvatore è il prototipo dell’imprenditore che ama “metterci le mani”, che ama “costruire le cose”. Quindi, si licenzia e convince i fratelli a trasferirsi sulla costa occidentale, a Santa Barbara, dove sta nascendo il mondo del cinema.

 

Salvatore comincia a frequentare i set cinematografici e, grazie a qualche espediente, riesce a far indossare i suoi modelli agli attori che, fin da subito,  si dimostrano entusiasti delle sue scarpe che oltre ad essere belle sono anche comode. Salvatore, infatti, negli Stati Uniti studia anatomia umana frequentando le lezioni serali dell’Università della South California.

Da quel momento il comfort è una delle caratteristiche più importanti del lavoro di Ferragamo, anche nei modelli più arditi e spericolati la comodità è per Salvatore un requisito essenziale.

 

“Fabbricai le mie forme rivoluzionarie che, dando appoggio all’arco,

permettono al piede di muoversi come un pendolo all’inverso” *

 

Le star del cinema si innamorano delle sue creazioni e questo lo spinge ad aprire un negozio a Hollywood che sfrutta l’italianità e la classicità (all’interno della boutique fa installare delle monumentali colonne a richiamare i fasti dell’antica Roma). L’Hollywood Boot Shop, così si chiamava il negozio inaugurato nel 1923, diventa il punto di riferimento non solo delle star del cinema ma di tutte le celebrità dell’epoca, dalla politica alla grande finanza americana.

 

Siamo alla fine degli anni Venti, gli anni della grande crisi. Salvatore rientra in Italia, ma non nella sua Campania, decide di fermarsi a Firenze, allora considerata capitale europea della cultura e perché Firenze vantava da secoli un’importante tradizione nella lavorazione del pellame. Dapprima Salvatore apre un piccolo negozio, poi mette le mani sul medievale Palazzo Spini Ferroni che, dal 1938, diventa ufficialmente di sua proprietà come sede della sua azienda.

 

È in questo periodo che Salvatore inizia freneticamente a brevettare i suoi modelli (registra ben 369 brevetti). Ferragamo ha avuto l’intelligenza di tutelare la propria creatività.

La zeppa, ad esempio, oggi più che mai attualissima, è un’invenzione di Salvatore Ferragamo che nasce, tra l’altro, in un periodo drammatico della storia italiana. Siamo negli anni del Fascismo quando l’Italia, con Mussolini al potere, intraprende la difficile strada dell’autarchia, ovvero dell’autosostentamento.

 

A Salvatore viene meno un materiale essenziale per le sue creazioni. Grazie agli studi sull’anatomia del piede effettuati negli Stati Uniti, Salvatore aveva scoperto che tutto il peso del corpo poggia in un unico punto, collocato sotto l’arco, da cui poi viene distribuito alle estremità. Per questo inventa e brevetta, già nel 1931, una lamina metallica, che si chiama “cambrione”, un sistema di rinforzo per l’arco del piede capace di essere leggero e di dare supporto. Grazie al cambrione metallico, la scarpa risulta flessibile e comoda.

 

L’acciaio impiegato per realizzare queste lamine, proveniente dalla Germania, non è più disponibile, così come non sono più reperibili i pregiati pellami provenienti dall’Argentina.

 

Salvatore, allora, ha un’intuizione,  chiude completamente lo spazio tra il tacco e la suola impiegando un materiale autarchico come il sughero sardo, sagomandolo in modo da ottenere un supporto che possa essere leggero ma al tempo stesso solido da poter reggere l’intera struttura della scarpa.

 

Nasce così la zeppa, destinata a diventare una delle più celebri invenzioni della moda anni Quaranta e ampiamente apprezzata e indossata ancora oggi.

 

 

 

“Non vi è limite alla bellezza, né grado di saturazione per l’immaginazione creativa; così come infinita è la verità dei materiali che un calzolaio può impiegare per decorare i suoi modelli in modo che ogni donna calzi come una principessa

ed ogni principessa come una regina da fiabe” *

 

Salvatore non utilizza solo il sughero sardo ma anche molti altri materiali “poveri” e facilmente reperibili sul territorio italiano, come la paglia, la rafia, la corda, il rascello, ottenuto dalla corteccia del pioppo, utilizzato per realizzare le tomaie dei suoi sandali. Materiali che vengono così nobilitati da Ferragamo facendone un suo cavallo di battaglia.

 

Altro materiale bizzarro, impiegato in questi anni di crisi per sopperire alla carenza di materiali pregiati provenienti dall’estero, è la pelle di pesce, in particolare del dentice. Un pellame estremamente sottile e delicato, quindi difficile da lavorare, ma molto particolare per il suo effetto “puntinato”.

 

 

Per la diva Anna Magnani, Salvatore realizza una scarpa utilizzando un materiale molto diffuso in Toscana, il merletto di Tavarnelle. Tavarnelle è una cittadina tra Firenze e Siena, famosa per le sue merlettaie. Ferragamo sarà il primo a utilizzare questo prezioso merletto ad ago, impiegato fino ad allora soltanto per abiti e biancheria, per realizzare delle scarpe, rinforzandolo in alcuni punti strategici. Un ennesimo utilizzo creativo di un materiale già esistente.

 

Un’altra famosissima cliente di Ferragamo è Marilyn Monroe che apprezza, in particolare, la grande sensualità, oltre al comfort, che i modelli di Ferragamo, specie i décolleté, sanno esprimere, valorizzando ancora di più la sua figura.

 

Il piede di Marilyn è minuto e sottile. Indossa un 6 e ½ B, dove B indica l’ampiezza della pianta. Ferragamo, infatti, alla scoperta preliminare che lo aveva portato a ideare il “cambrione” aggiunge una serie di studi sulle calzate, che lo portano a creare un sistema originale di calzata. Alla misurazione tradizionale Salvatore affianca la misurazione della larghezza della pianta e del volume complessivo del piede. La misura della pianta parte da una tripla A (AAA), la pianta più stretta ed affusolata, fino ad arrivare alla misura E, la pianta più larga, caratteristica delle donne orientali.

 

 

Clienti famose, studio e intuizioni brillanti, tenacia, una grande famiglia che lo incoraggia e lo sostiene, sono gli ingredienti che portano Salvatore Ferragamo all’apice del successo.

 

Nel dopoguerra le scarpe di Salvatore Ferragamo diventano nel mondo uno dei simboli dell’Italia che torna a vivere, a creare e a produrre. Sono anni di invenzioni memorabili: i tacchi a spillo rinforzati in metallo resi famosi da Marilyn Monroe, le scarpe in cellofan, il sandalo “Invisibile” con tomaia in filo da pesca, ovvero di nylon, che nel 1947 varrà a Ferragamo il prestigioso “Neiman Marcus Award”, l’Oscar della Moda, per la prima volta assegnato a un creatore di calzature.

 

 

Quando Salvatore muore nel 1960, sono la moglie, Wanda, e i sei figli a portare avanti l’azienda. Chi si occupa di scarpe, chi di borse, chi di abbigliamento, chi di espandere il mercato in Asia. La sua grande famiglia, quindi, ha avuto l’arduo compito di andare oltre e di realizzare l’idea che Salvatore aveva cominciato ad accarezzare negli ultimi anni: trasformare l’azienda in una grande casa di moda.

 

Un’azienda che ha investito moltissimo anche nella cultura per cui, dal 1995, è nato, per iniziativa della famiglia, il Museo Ferragamo, ospitato nello storico Palazzo Spini Ferroni, con la volontà di far conoscere al pubblico di tutto il mondo le qualità artistiche di Salvatore e il ruolo che ha ricoperto nella storia non solo della calzatura, ma anche della moda internazionale. Ogni anno il Museo, coadiuvato dalla Fondazione Ferragamo, nata nel 2013 allo scopo di promuovere e valorizzare l’artigianato e il made in Italy, organizza una mostra partendo da un tema caro a Salvatore Ferragamo (come una sua originale invenzione, o una sua cliente speciale) per poi indagare altri campi.

 

La mostra in corso indaga il rapporto tra arte e moda, un rapporto che Salvatore conosceva bene dal momento che si è sempre avvalso della collaborazione di artisti nazionali ed internazionali. Ad esempio, la celebre etichetta delle sue scarpe è stata disegnata dal pittore futurista Lucio Venna nel 1930.

 

L’italia, insomma, da Firenze a Bonito, rende omaggio a un grandissimo nome del Made in Italy.

 

 

*da Il Calzolaio dei Sogni. Autobiografia di Salvatore Ferragamo, Londra 1957, ed. italiana 1971.

 

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